Tu chiamale se vuoi… EVASIONI!

Parola d’ordine EVASIONE.

Politica,TV, giornali, social network, ormai ne parlano tutti. E tutti che stigmatizzano, inventano soluzioni, propongono strategie. E poi, soprattutto, tutti incolpano determinate categorie che alla fine pagano i costi sociali più alti.

Storie vecchie, ma allo stesso tempo attualissime. Francamente mi sono stufato di questa caccia alle streghe così amplificata dagli ultimi eventi o dalla crisi. Non perché il problema dell’evasione non esista, sia chiaro, ma perché per l’ennesima volta l’italiano medio non vuole, o meglio rifiuta, di guardarsi allo specchio. Nelle righe che seguono mi limiterò a farvi notare quanto siamo ipocriti…

Volete sapere come e se è possibile non pagare la marca sul passaporto? Non esagero se dico che ci sono centinaia di forum in cui si parla di questa faccenda. Prendete, ad esempio, un post come questo, o come questo. Oppure date uno sguardo agli sfiziosi suggerimenti  per non pagare il canone Rai riportati in questa pagina o in questa pagina, soffermandovi sul significato della frase debitamente grassettata: “Abbiamo ricevuto lamentele da utenti poiché, pur essendo passati anni di tempo dalla richiesta, nessuno è venuto a suggellare il televisore.

Non è tutto… curiosando per il web ci si può imbattere anche in veri e propri programmi per creare scontrini falsi.

Abbiamo una idiosincrasia così alta verso le tasse che anche gli operatori di telefonia mobile, se ti abboni, non ti fanno pagare la tassa di concessione governativa per due o tre anni: almeno non stai lì a scervellarti su come evaderla!

Hai una casa? Te la intesti. Ne compri un’altra? La intesti a tua moglie. Devi investire in un altro immobile? Fai una donazione della casa dei tuoi suoceri a tuo figlio ancora minorenne, e ne intesti una nuova a loro. Et voilà. Tutte prime case.

Di quanti domestici o colf, italiani o stranieri, si pagano i contributi? Di una esigua minoranza. Ormai tutte le famiglie con anziani hanno dimestichezza con la parola “badante”. Poche, di contro, hanno dimestichezza con contributi previdenziali e assistenziali.

Quanti dipendenti pubblici e/o baby-pensionati arrotondano (o raddoppiano) con il doppio lavoro? Campagne, doposcuola, consulenze…

Quante attività economicamente rilevanti si celano dietro le associazioni culturali o private?

Quanti Comuni fanno organizzare le feste alle Pro-loco per pagare meno SIAE?

Quante Partite Iva triangolano con l’estero? E quante hanno portato in detrazione cose che non avrebbero potuto, confidando in un mancato controllo? Quanti genitori con partite iva comprano ai figli computer, stampanti, auto etc. intestandosele per poi scaricare l’odiosa imposta sul valore aggiunto?

Quanti giornali che percepiscono contributi pubblici stampano più copie di quelle che vendono realmente per lucrare sullo stesso contributo e, contestualmente si avvalgono di giornalisti in nero, salvo poi fare la morale, tutti i santi giorni, sull’evasione? E quante testate sfruttano aspiranti giornalisti con la promessa del “tesserino da pubblicista” (facendosi anche pagare gli F24 dal malcapitato aspirante…)?

Vogliamo parlare poi di chi dichiara abitualmente il falso per non pagare il ticket per le prestazioni sanitarie? O di chi magari ricorre surrettiziamente al Pronto soccorso per evitare le normali attese e/o le partecipazioni ai costi che tali prestazioni richiedono?

E’ vero, c’è da dirlo, siamo una Nazione in cui le imposte sono davvero tante e a volte anche ingiuste (tipo l’IVA sulle accise)… Ma, insomma, l’evasione è l’unica cosa che non conosce crisi… solo che mi chiedo: se sommiamo a tutti i malcostumi sopra descritti anche “le evasioni serie” (sì, perché poi, ognuno di noi, tende a minimizzare le proprie “piccole mancanze”, mentre è inflessibile su quelle altrui), ivi comprese le complicità, chi può chiamarsi veramente fuori?

Avete presente la campagna contro l’evasione (a proposito, riconoscete il tizio della foto?)? Bene, c’è un potenziale parassita della società in ognuno di noi!

Voi però fate i bravi!

PDL: altro che corsa alle tessere!

I denigratori del centrodestra o, nello specifico, del Popolo della Libertà, guardano in cagnesco la “democratizzazione” di un grande Partito che, sin dalla sua nascita (fusione, come la chiamano in molti), per varie vicissitudini e/o traversie, ha sempre rimandato il pur essenziale momento congressuale, sinonimo di confronto, partecipazione e democrazia.

Costoro, in maniera diretta o indiretta, parlano di “corse al tesseramento”, di “signori delle tessere” o ancora di “partito delle tessere”.

Non colgono, purtroppo, presi come sono dalla superficialità di analisi e di giudizio o dalla faziosità, il fatto che per un grande Partito, con altrettanto grandi obiettivi, peraltro primo partito della maggioranza di governo, un momento congressuale è praticamente indispensabile. Anzi, forse arriva fin troppo tardi rispetto alle necessità reali.

È un momento di raccolta, di riunione, se vogliamo anche di “amarcord” e di nostalgie. È un momento in cui si recupera capitale umano che si era a vario titolo smarrito, per i noti disastri che la politica produce. È un momento in cui il “figliol prodigo” torna a casa con nuova energia e ritrovata voglia di fare. Talvolta è un momento di serrato confronto tra visioni contrapposte della gestione partitica e del consenso. A volte può essere addirittura “resa dei conti”. In ogni caso, e di questo sono profondamente convinto, è democrazia. E democrazia, all’interno di un Partito, non può che voler dire rispetto ed ossequio per l’articolo 49 della Costituzione.

Ma veniamo ai numeri.

I numeri in politica sono importanti. Lo notiamo ogni qualvolta siamo chiamati ad esprimerci per decidere chi ci governerà, dal livello locale a quello nazionale. Spesso il consenso è espresso con meri numeri.

È evidente però che dietro quei numeri ci sono tutti coloro che hanno contribuito a rendere quei numeri ciò che sono.

Io mi aspetto e sto lavorando perché questo possa accadere. Ossia che dietro a 10, 100, 1000 tessere ci siano idee, bisogni, programmi, speranze, che rendano il PdL, attraverso la sua classe dirigente, più idoneo a rappresentare la complessità sociale attuale ed i suoi bisogni intrinseci.

Ovviamente altri, come me ed in contemporanea, desiderano partecipare a questo processo. Alcuni con analogo spirito ed analogo intento. Altri con spirito ed obiettivi diversi. A questo servono i numeri, a decidere quali idee devono andare avanti. Non è una semplice corsa ai numeri, tanto più che il principio del voto su delega non esiste più.

Ciò che io desidero dal mio partito, in netta discontinuità con il passato, è vedere andare avanti chi più merita, premiare chi si impegna ed ha le idee che più coinvolgono il tessuto socio economico del Paese. Di certo però, per selezionare questa classe dirigente, non servono solo i numeri, servono anche le idee. Ma più sono le teste, più è probabile che ci siano idee buone.

Buon PdL, a chi se lo merita.

Obiettivo raggiunto? No, missione fallita.

Dopo aver letto questo articolo sono restato di sasso. Pensavo che al Sindaco almeno fosse rimasta almeno un po’ di onestà intellettuale, ma purtroppo non è così…

O forse a Squicciarini manca proprio la nozione concettuale di “obiettivo raggiunto”… Ma dico, ci rendiamo conto? Che fa, ci prende in giro?

PRG: tutto come prima. Qual’è l’obiettivo raggiunto?

RIGENERAZIONE URBANA: la Regione “valuta la possibilità“, dove sono i soldi? dov’è l’obiettivo raggiunto? Avete dimenticato che avevamo già provveduto a smascherare i vostri vuoti slogan?

PROJECT FINANCING: niente di concreto, scadenza fissata ad un generico “fine mese”. Neanche la posa di una prima pietra in project financing…

TRASFERIMENTO UFFICI: niente di concreto, scadenza fissata ad un generico “anno prossimo”, peraltro ignorando il fatto che nella manovra di agosto scorso c’è una delega al Governo per la razionalizzazione degli uffici giudiziari che non sappiamo se e come impatterà sul tribunale di Acquaviva.

CONTRATTI DI QUARTIERE: tutto come prima, se non peggio.

MA ALLORA QUALI DIAVOLO SONO GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI, SINDACO?

IL FALLIMENTO dell’ amministrazione comunale in cui tanti avevano creduto. Ecco il vero obiettivo raggiunto.

La mia intervista su Acquavivalive: un approfondimento.

In un soleggiato pomeriggio di domenica 17 aprile 2011, su una panchina della centralissima Via Roma, l’amico Sergio Carlucci, bontà sua, mi ha chiesto di rilasciare una intervista ad Acquavivalive sia come coordinatore del locale PdL che come ex consigliere comunale.

Ho acconsentito di buon grado e, dopo aver scherzato un po’ sul mio presunto arresto, articolo imbattuto per click della testata Acquavivalive,  più che una intervista si è dato luogo ad una lunga chiacchierata. Registrata però dall’iPhone di Sergio.

Gli accadimenti acquavivesi che si sono susseguiti nei giorni successivi alla mia intervista,  politici e non, hanno fatto si che la pubblicazione della stessa fosse procrastinata addirittura di un mese (abbondante). Vieppiù che la pubblicazione non è integrale, ma di un estratto.

Ci tengo pertanto ad approfittare di questo mio blog ultimamente sonnecchiante per dare ulteriori chiavi di lettura alla mia intervista.

Questione Squicciarini: cade o non cade?

Non c’è molto da aggiungere… Premesso che da “oppositore” se cade una amministrazione di centrosinistra sono comunque contento, che senso ha far “cadere” un concittadino e dare a un commissario prefettizio le chiavi della città per un anno, fino alla prossima finestra elettorale per le amministrative? Preferisco un acquavivese alla guida,  un acquavivese, però,  a cui poter ascrivere le dovute responsabilità di malagestione.

Vi è poi, oggettivamente, la questione del centrodestra diviso. A tal proposito la mia opinione è chiara ed anche un po’ ovvia: il centrodestra è vincente solo se coeso.  Più blocchi di centrodestra sono solo fumo negli occhi degli acquavivesi. Bisogna ritrovare la sintesi, porre rimedio agli errori compiuti in passato per archiviarli,  recuperare il buono delle amministrazioni Pistilli e, non da ultimo, restituire ad Acquaviva una gestione che sia all’altezza delle aspettative.  Di questo processo, non certo facile,  sono convinto che il PdL debba rappresentare la cabina di regia mentre le altre forze politiche o civiche, con pari dignità, devono concentrarsi su aspetti programmatici oltre che nel recuperare parti di elettorato non interessate alla sigla di partito.

Resto ancora convinto che, se domani Squicciarini perdesse il timone, ad un anno della sua elezione, e senza aver risolto alcun problema di Acquaviva, il centrodestra debba ripartire dalla candidatura di Michele Petruzzellis, già dichiaratosi disponibile  a “suturare” le ferite annose di questa città, con la sua esperienza tecnico-amministrativa.

Che penso dei consigli comunali celebrati sino ad oggi?

Ne vogliamo parlare? A parte l’esiguità del numero… Di che si è dibattuto, in sostanza? Preferisco non commentare…

Assessori forestieri, bilanci e federalismo.

Mi importa poco se un assessore è di Canicattì o di Milano. Certo, l’acquavivese ha più rapporto con il territorio e ne conosce dinamiche e ragioni ed è sempre da preferire, ma la scelta tra l’assessore “estraneo” o di quello “esterno” è comunque una scelta politica del Sindaco, da rispettare. Invece sapete cosa aspetto io? Aspetto che venga data sostanza al principio “federalista” per il quale l’amministratore ha responsabilità tangibili ed oggettive, e non solo politiche, nei confronti dell’ente che amministra. Sono curioso di vedere se vi saranno ancora oltre 400 candidati per il consiglio comunale…

Il resto (o quasi) lo trovate nell’intervista.

Caro Fini, ecco una vera, autentica prerogativa della Destra.

Lo dico ancora. Lo ribadisco. E vi invito a rifletterci su. Volete sapere cosa avrebbe dovuto fare Fini quando, come dice lui, ha compreso che il progetto del PdL difettava in qualcosa? Avrebbe dovuto dimettersi da Presidente della Camera ed entrare nel Governo, senza fondare un ulteriore partito, questa incomprensibile formazione politica chiamata Fli.  Era l’unica cosa che avrebbe potuto davvero dimostrare che lui è un uomo di destra.  Il perchè? Perchè solo facendo il Ministro avrebbe potuto dimostrare all’Italia, a Berlusconi, e al Partito, di avere le palle di trasformare i pensieri in Azione. E da che mondo e mondo, questa è la vera prerogativa della destra.

Non seguo Fini per vigliaccheria. La sua.

Ogni giorno c’è qualcuno che mi chiede per quale motivo non mi sia smarcato dal PdL per passare con Fini. “Uno intelligente come te”, dicono. “Guarda che tra un po’ verrete spazzati tutti via.” e ancora “salvati, sei giovane ed in gamba.” In pratica, è il trasformismo la chiave di volta per la salvezza. Ma solo a patto che sia in uscita dal PdL. Sennò è compravendita…

Personalmente credo che Gianfranco Fini abbia avuto semplicemente paura di gestire la successione post-Berlusconiana, e di non reggere un confronto con i vari candidati alla successione del Cavaliere.  Lui avrebbe desiderato l’investitura che non c’è mai stata (e che, sia chiaro, avrebbe creato gli stessi identici problemi e fibrillazioni di oggi).  Già, amici miei. Credo che il problema sia proprio questo. Figuriamoci se, con la sua presunzione, il Gianfranco (ex) Nazionale possa ancora fare il ” vice” di un altro che non si chiama neanche Berlusconi… è vice da troppo tempo perché il suo ego glielo consenta.

E quindi ha pensato bene di non affrontare affatto il problema scegliendo un percorso terzo.   Fini, c’è da dirlo, è pluri medagliato e decorato nella specialità “aggira l’ostacolo”. Basti vedere come ha affrontato l’impasse dell’ultimo periodo aennino, con i consensi ai minimi storici ed una classe dirigente che stava per metterlo seriamente, e per la prima volta, in discussione: ha accettato il 30 % di Berlusconi, si è rimangiato le “comiche finali”. E le ha trovate anche gustose.

Capite cosa intendo? Se la scelta di entrare nel PdL lui l’avesse realmente meditata,  condivisa e  l’avesse sentita sua, oggi non avrebbe cambiato strada. Non avrebbe potuto dopo aver vinto le amministrative e le regionali con un PdL, in fin dei conti neonato, le cui regole organizzative erano ancora da scrivere.  E se davvero avesse voluto un cambio di rotta dell’esecutivo ci si sarebbe messo in prima persona nel Governo, per fare da contraltare a quello che lui ha definito “strapotere leghista” (ma di cui, in realtà e ampiamente responsabile, vista la classe dirigente del nord nel nostro defunto partito…) . Altro che minoranza nel PdL e chiacchiere inutili. Lui gli strumenti, da cofondatore, ce li aveva. Ce li aveva ed è facile intuire il perché. Invece ha preferito il “trespolo dell’arbitro”, la terza carica dello Stato. (Badate che era una delle sole due opzioni che gli avrebbero consentito di essere “istituzionalmente e gerarchicamente superiore” a Berlusconi… e non è un caso…)

Per cui, quando mi chiedono il perché io non passi con FLI, oltre che rispondere di leggere quanto scritto in questo mio vecchio post, io rispondo che Fini è politicamente vigliacco, ed io non seguo i vigliacchi.

Preferisco costruirmi la mia strada, onestamente e pian pianino, e rivendicare quanto di buono costruito e fatto dal Governo sino ad ora. Nonostante Fini e tanti altri grandi e piccoli detrattori del PdL.

Preferisco lavorare per cambiare internamente le tante storture di un grande partito come il Popolo della Libertà. Renderlo più democratico, nonostante, paradossalmente, lo è più della mia cara (ma ahimè andata) Alleanza Nazionale E, ancora,  lo faccio perché sono convinto che sta nella sfida bipolare, il cambiamento dell’Italia.  Non nelle accozzaglie elettorali e nei ribaltoni.

Ecco perché non seguo Fini. Per vigliaccheria. La sua.

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